Ne avevo sentito parlare. Ma non pensavo potesse succedere a me. Ci sono caduta in pieno invece in quel senso di inadeguatezza e frustrazione che spesso la maternità porta con sé.

La gioia più grande che si possa provare in un’intera esistenza, si scontra quotidianamente con l’idea di quello che vorresti essere e saresti stata in quella stessa vita. Quando sono lucida e positiva, più o meno a quest’ora (le 5 del mattino), quando tutti dormono (:), sono consapevole che le due cose non sono affatto in contrasto, semmai in alcuni momenti hanno priorità diverse, ma c’è posto, c’è posto anche per me.

In altri momenti invece la sensazione di essere completamente assorbita – risucchiata è la parola che da più la sensazione di come ci si sente – dalla routine è spiazzante. Allora avresti voglia di riemergere, di farlo tutto d’un colpo, riprendere ossigeno. Ma non ne senti le capacità. Le poche certezze che ti riguardavano e che avevi nella tua vita precedente (si, precedente, prima dei tuoi figli) sono svanite, ti senti da ricostruire e non hai “il tempo” per farlo. Il tempo, già. E’ verissimo, quello in moltissimi casi se vuoi lo trovi sempre, ma è il “se vuoi” a fare differenza. E il “se vuoi”, in questo caso, intende anche il “che madre vuoi essere”. Puoi decidere di affidare i tuoi figli a qualcun’altro, se ne hai le risorse e l’opportunità. Alcune non possono farlo. Ma anche quando puoi il punto di domanda diventa un altro: lo vuoi veramente? Vuoi veramente rinunciare alla possibilità di viverti a pieno quella splendida creatura che la vita ti ha donato, consapevole, quando la guardi, che cresce troppo in fretta, e felice, immensamente grata, di esserci in questa sua evoluzione ogni istante?

Due noi. Coesistono. Il problema nasce quando si scontrano, quando l’una si sente usurpata dall’altra. E nasce il senso di colpa. Perché non ci sei per loro o perché non ci sei più per te. Si eccolo qui, insieme al “tempo” l’altra parola chiave è questa: il senso di colpa. Nasce nell’esatto momento in cui scopri di avere il tuo bambino in pancia. E’ li, e devi imparare a gestirlo. Devi.

Muoversi in una direzione o l’altra, dire si o no, cambiare idea, non per una ragione, pensata, capita e stabilita da te ma solo per un senso di colpa, genera azioni sbagliate, e reazioni deviate che saranno poi difficili da spiegarsi e correggere. La colpa genera colpa in un misto di olio rifritto. Fa male. Non solo a chi la prova ma anche a chi la riceve e inconsapevolmente ne approfitta.

Al diavolo quindi! Appena arriva, immediatamente, al diavolo! Di qualsiasi natura sia, il senso di colpa va mandato proprio là.

Occorre piuttosto fermarsi un attimo e scegliere quale strada percorrere.

Si scopre spesso che accettando quello che sei adesso, guardando alla fortuna che hai nel poter vivere intensamente i tuoi figli che crescono veloci come un lampo, godendoti questo, smettendo di pensare di subirlo, ma investendo quello che di buono sai di avere in loro, si, si scopre spesso che piano piano, l’altra te torna ad esserti amica. Non è più li a guardarti insinuando un “come ti sei ridotta” o  un ” sei tutta qui?”. La riassorbi in te, più forte, più piena di cose profumate, più in gamba e capace di fare e pensare mille cose contemporaneamente, dimenticandone altrettante (!). Si scopre che una nuova te, la migliore che saresti mai potuta diventare, trova il tempo e lo spazio per esprimere non solo la sua maternità, piano piano, si ritorna a vivere nella completezza che adesso e solo adesso è più reale di quanto sarebbe potuta mai essere senza loro: la mia G e la mia L.

Ps. E se in tutto questo, non riesci a circondarti di persone che  – come postava oggi un mio caro amico –  ”  vi facciano sentire comu quannu ci runi nmuzzucuni a na raviola ca ricotta” beh allora fai tu in modo di sentirti un raviolo alla ricotta, fatto dalla tua mamma con tanto tanto amore e loro, si, Loro, accompagnali nello stesso luogo in cui ti suggerivo di portare i sensi di colpa. Con garbo, sempre! 😉

Simona (R)

Simona (R)

Nella mia vita precedente mi occupavo a tempo pieno di marketing e comunicazione, stakanovista convinta scrivevo articoli per il food, il wedding e non solo. In questa vita, quella in cui sono diventata mamma di due spendide pannocchiette, il tempo è assorbito da loro, ma provo a tenermi stretto ciò che amo fare, ritagliandomi spazi e tempi spesso inconsueti. Sono una "dimenticatrice"seriale di robette (le cose importanti no, quelle le tengo bene a mente!), pignoletta, a tratti permalosa e giusto un poco anche irascibile. La routine mi aliena. Conosco l'entusiasmo per le piccole e grandi cose. Penso di non farcela e poi ce la faccio. Più diventa complicato, più non mollo la presa.Credo nell'amicizia che ha un numero, nella lealtà e la fiducia anche al costo di perdere qualche opportunità. Sono irrimediabilmente me stessa. Sempre.
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